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by on luglio 26, 2016 in News

13698077_845182928915635_1769265511150748375_oda ufficio stampa OFC (www.filarmonicacampana.it)

Si svolgerà mercoledì 3 Agosto alle ore 21.00 nel magnifico scenario di Villa Guariglia a Vietri sul mare (Sa) il secondo appuntamento dell’#OFCinTour 2016 dell’Orchestra Filarmonica Campana. Il Concerto Sinfonico, diretto dal Maestro Giulio Marazia e con la partecipazione solistica del violino di Alessia Avagliano, è inserito nel cartellone dei “Concerti in Villa” promosso dal Comune di Vietri sul mare. L’ingresso è libero e il programma prevede musiche di Salieri, Mozart e Schubert. Le innumerevoli celebrazioni ed esecuzioni mozartiane offrono l’ideale sfondo, artistico e culturale, per una iniziativa unica di attenzione rivalutativa verso un musicista italiano, onorato in vita come “il più grande e potente” nella Vienna settecentesca e quasi per “nemesi storica”, misconosciuto dopo morte, come un “mediocre e miserabile rivale”, calunniato come “avvelenatore” del genio di Salisburgo. La Sinfonia “Veneziana” di Antonio Salieri affianca il Concerto per violino e orchestra n. 5 in la maggiore “Turkish” K219 di Wolfgang Amadeus Mozart, non per una inelegante ed inadeguata competizione di musicisti “rivali”, ma per offrire l’opportunità di conoscenza diretta, valutativa di un contesto storico/tecnico da cui prese le mosse lo stesso Mozart. L’iniziativa intende comunque affratellare nei valori dell’Arte i due grandi musicisti della Vienna settecentesca, i quali furono invece in rapporti reciproci di stima, emulazione e “plagio”, considerato questo come reato solo nella moderna giurisprudenza mercantile dello spettacolo. Si intende però “sfatare” presso il pubblico comune la ingiusta leggenda o “vulgata cinematografica” che, nell’esaltare il genio immenso del salisburghese, ha finito con il denigrare l’indubbio valore di uno fra i migliori musicisti italiani, emigrati dalla madrepatria ed impostisi all’estero, “coevo incolpevole” del grande Mozart. Oltrechè la sua produzione lirica, quella strumentale è degna in vero di convinto apprezzamento e massima considerazione. Nella Sinfonia Veneziana in vero, virtuosismo lineare ed intelligente, sentimentalità schietta ed espressiva, vocalità spontanea e diretta, grazia arguta ed elegante, guizzi ritmici incalzanti, anticipatori dei “crescendi rossiniani”, sono i tratti tipici di Antonio Salieri, come di quel lungo capitolo della musica strumentale del XVIII secolo, scritto dai compositori italiani, esuli all’estero ed illustrato dai nomi di Domenico Scarlatti, Francesco Geminiani, Giovanni Platti, Antonio Locatelli, Luigi Boccherini, Giovan Battista Viotti, Giovanni Cambini, Luigi Cherubini, Muzio Clementi.
Nel concerto per violino n. 5 K219 in la maggiore troviamo una perfetta integrazione fra un violino svettante e un’orchestra deliziosa che creano un’ambientazione sonora calda, espressiva e gioconda allo stesso tempo. L’Allegro iniziale è interessante, fra l’altro, perché è uno dei primi esempi in Mozart di un notevole impegno formale nell’ambito di un concerto con strumento solista, con un evidente irrobustimento delle strutture della forma-sonata. L’animata introduzione orchestrale siinterrompe improvvisamente per dar luogo al drammatico passaggio di un Adagio, in cui avviene l’entrata del solista con una rapsodica melodia, apparentemente senza relazione con l’Allegro precedente, il quale però è subito ripreso, col vigoroso tema principale, dal violino stesso. Tutto il concerto, del resto, è opera più di pensiero che d’effetto, grazie anche alla composta interiorità dell’Adagio. Il Rondò conclusivo invece si concede qualche bizzarria, accogliendo episodi di sapore turco, con chiare reminiscenze delle Gelosie del serraglio, un balletto lasciato incompiuto tre anni prima.
Chiude il programma la Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore D485 di Franz Schubert, allievo prediletto di Antonio Salieri, il quale al suo funerale diresse anche il Requiem in do minore che lo stesso Salieri aveva scritto diverso tempo prima (nel 1804) per la propria morte. Finita il 3 ottobre 1816, questa sinfonia rivela già nell’organico una impostazione nettamente diversa dalla precedente aliena da ambizioni drammatiche, la Quinta mira a una serena levità di tocco e fa riferimento a modelli mozartiani (forse in modo particolare alla Sinfonia K 550). Si tratta di un ripensamento non certo di una passiva imitazione, perchè la Quinta costituisce uno dei vertici del sinfonismo giovanile di Schubert per la straordinaria freschezza inventiva, per il felice equilibrio, per la gentile intimità lirica. Una ben calibrata eleganza caratterizza il primo tempo, e caratteri ancor più marcatamente schubertiani presenta l’Andante con moto, articolato secondo lo stesso schema dell’Andante della Quarta con l’alternarsi di due sezioni, la seconda delle quali ha un caratte di più sottile, trascolorante chiaroscuro. Il Minuetto si richiama in modo trasparente a quello della Sinfonia K 550 di Mozart, con accenti meno severi e allontanandosi dal modello nel Trio, mentre il finale muove da una spigliatezza quasi haydiniana per passare poi, con scorrevolezza ad altri accenti.

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