Bach, Vivaldi e Mozart con la Filarmonica Campana
by on marzo 25, 2016 in News

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Sabato 9 Aprile torna protagonista la grande musica con il Concerto “Tempora mutantur, nos et mutamur in illi”s (“Il tempo cambia, e noi cambiamo con esso”) che prevede l’esecuzione de “Le Quattro Stagioni” del compositore veneziano Antonio Vivaldi come momento centrale del programma musicale proposto. L’Orchestra Filarmonica Campana accompagnerà il violino concertante di Federica Severini. Sul podio il maestro Giulio Marazia. La serata rientra nel nell’ambito del premio fotografico “Istantanee dalla Festa”, giunto quest’anno alla nona edizione ed organizzato dell’Associazione Culturale “Ambress…Am…press”, presieduta dal Dr. Gerardo Ferraioli. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Pagani.
Introduce la serata il concerto per violino in la minore di Johann Sebastian Bach che appartiene al fecondo periodo di Köthen e fu scritto quindi per la piccola orchestra del principe Leopoldo. Il violino funge, ovviamente, non come strumento solista in senso moderno, ma come violino concertante, cioè rivaleggiante in bravura con gli altri. Armonicamente, il primo tempo (Allegro) percorre l’orbita della tonalità fondamentale con saporose, brevi escursioni nelle tonalità vicine; e il quadrato impianto ritmico si aggrazia di punteggiare in controtempo rimbalzate tra violini e viole. L’Andante, in do maggiore è di una semplicità quasi schematica, cui basta la cellula ritmica iniziale del basso a creare, se vogliamo, uno sfondo di passi quasi misteriosi al primo piano ornamentale e virtuosistico del solista. Nell’Allegro finale l’idea affidata al «tutti» introduttivo lascia posto, come di consueto, al tema del primo violino, accompagnato dal resto dell’orchestra. Avviene poi la reciproca confluenza delle due idee tematiche che qui sortisce in una progressione ascendente e, prima della ripresa finale, a una sequenza tipica del violiniamo bachiano, cioè a un vorticoso roteare degli archi attorno a una corda vuota, qui il mi.
La serata non poteva, per la sua natura e, soprattutto per la volontà espressa dallo stesso Vivaldi, occuparsi solo di Musica. Questa Musica è Musica descrittiva. I primi quattro concerti dell’op. 8 “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” sono usciti dalle tipografie Michel-Charles Le Cène di Amsterdam ben 290 anni fa, nel 1725, e raccontano, con la Musica, le quattro stagioni: Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Vivaldi, per questa Musica descrittiva, preparò quattro sonetti, quattro poesie che descrivono i momenti salienti di ciascuna delle quattro parti dell’anno. La qualità poetica non è particolarmente alta e tutto lascia pensare che siano stati scritti da Vivaldi stesso o da un suo collaboratore al fine di agevolare la “comunicazione” del linguaggio musicale all’ascoltatore. Si trattò evidentemente di un’intuizione geniale, che a posteriori potremmo giudicare come una riuscitissima operazione di “marketing” musicale. Il ciclo si apre in maniera gioiosa e luminosa con La Primavera: il tema iniziale (Allegro con il motto “Giunt’è la Primavera”), che funge da ritornello, ha la verve della spensierata danza di corte interrotta di volta in volta dal canto degli uccelli o dai nuvoloni all’orizzonte resi dagli squarci solistici del violino. Il movimento lento (Largo con il motto “Il capraro che dorme”), dal carattere misterioso e malinconico, riecheggia, con gli archi di sottofondo, il dolce fruscio delle piante; ma con la “Danza pastorale” finale l’atmosfera torna ad essere ritmica ed effervescente, come si conviene alla più promettente delle stagioni. Di tutti i Concerti del ciclo, l’Estate è quello che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall’altra la progressione degli stadi emozionali (dalla “Languidezza per il caldo” al “Timore dei lampi e dei tuoni” fino al “Tempo impetuoso d’estate”), conducono l’ascoltatore ad un climax di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi “visibili”. Nell’Autunno è l’uomo a tornare protagonista nel godersi i frutti del suo lavoro: il raccolto, il vino, la selvaggina. E quindi può divertirsi (Allegro iniziale con il “Ballo e canto dei villanelli”), può lasciarsi andare agli eccessi (“L’ubriaco”), può sprofondare in un meritato e “sudato” riposo (Adagio molto – “Dormienti ubriachi”), e può anche dimostrare la propria gagliardia (Allegro – “La caccia”). La sensazione dell’arrivo dell’Inverno è dato da un incipit privo di melodia, caratterizzato da aspre dissonanze: un’articolazione secca che si scioglie nervosamente nelle sembianze della furia del vento e del gelo delle membra (Allegro non molto – “Agghiacciato tremar orrido vento – Correr e batter i piedi”). Ma ecco il calore di un riparo (Largo – “La gioia del focolare – Fuori piove”): una serena melodia di “benvenuto” ci conforta mentre le gocce di pioggia (descritte con i pizzicati dei violini) rimbalzano lontane. Fuori la musica “scivola” sul ghiaccio (Allegro finale) ed è in balia dei venti ma nonostante il freddo continua con i suoi ritmi, i suoi giochi e la sua capacità di stupire.
Il Concerto si chiude con il Divertimento per archi in fa maggiore K138 di Wolfgang Amadeus Mozart che, come del resto le Cassazioni, le Serenate, le cosiddette musiche notturne e gli altri Divertimenti stessi, sono legati al gusto settecentesco di far musica insieme e riflettono un’identica struttura formale, in cui si alternano movimenti di danza e passaggi solistici e virtuosistici, riservati ad esecutori di talento. Per questa ragione i Divertimenti per archi di Mozart sono musiche di piacevole ascolto, dalla scrittura semplice e lineare e dai giochi armonici chiari e precisi, che denotano un classicismo equilibrato e sereno. Si avverte, è vero, la presenza di uno stile cameristico di solida fattura e di luminosa civiltà, ma si è ancora distanti dal grande Mozart caratterizzato da una inesauribile capacità creativa e da una profonda e personale forza espressiva. Il dato rilevante di questi Divertimenti è la limpidezza e la trasparenza quartettistica del suono e l’omogeneità e la fusione del gruppo strumentale, in ubbidienza alle regole di un discorso musicale accessibile a tutti e senza quei tormenti spirituali e quei risvolti tragici che pur esistono nell’arte mozartiana.

Programma:
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Concerto in la minore per violino, archi e basso continuo BWV 1041
Allegro, Andante, Allegro Assai

Antonio Vivaldi (1678-1741)
Concerto n. 1 in mi maggiore “La Primavera” per violino, archi e basso continuo RV 269
Allegro, Largo, Danza Pastorale

Concerto n. 2 in sol minore “L’Estate” per violino, archi e basso continuo RV 315
Allegro non molto, Adagio, Presto

Concerto n. 3 in fa maggiore “L’Autunno” per violino, archi e basso continuo RV 293
Allegro, Adagio molto, Allegro

Concerto n. 4 in fa minore “L’Inverno” per violino, archi e basso continuo RV 297
Allegro non molto, Largo, Allegro

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Divertimento in fa maggiore per archi K 138
Allegro, Andante, Presto

Interpreti:
Orchestra Filarmonica Campana
Federica Severini, violino concertante
Giulio Marazia, direttore

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