“A Jazz Symphony”: raffinatezza ed eleganza
by on luglio 11, 2017 in News

imgl0507da ufficio stampa OFC (www.filarmonicacampana.it)

Dopo il magnifico successo di maggio ecco che il concerto “A Jazz Symphony” viene bissato in luogo molto suggestivo quale la cornice di Villa Guariglia a Vietri sul Mare (Sa), nell’ambito della rassegna culturale “Vietri in Scena”. Anche quest’anno, dopo il debutto nella scorsa edizione e su invito della direzione artistica di cui è responsabile il Maestro Luigi Avallone, l’Orchestra Filarmonica Campana ritorna ad essere protagonista questa volta con il concerto dedicato al jazz sinfonico, già presentato nell’ultima stagione concertistica 2016-2017, con le musiche di Jacques Ibert, George Antheil, Dimitri Schostakovitch e Duke Ellington. Con l’Orchestra Filarmonica Campana ritorna il sax solista di Marina Notaro, dirige il Maestro Giulio Marazia.
Come da programma, l’impresa audace è di coniugare il linguaggio e le sonorità del jazz a quelle della musica colta. È l’idea della commistione a caratterizzare le composizioni protagoniste del programma, nelle quali i due linguaggi si fondono sapientemente in una sorta di jazz sinfonico, sulla linea seguita in passato per primo da George Gershwin. Quella che potrebbe essere fraintesa come musica semplice, tanto per l’immediatezza e la spontaneità comunicativa quanto per il suo affondare le radici anche nei generi più popolari (si tratti di jazz, swing, o le Song di inizio Novecento), è in realtà una materia estremamente complessa da maneggiare e insidiosa, sia tecnicamente, sia per le peculiarità stilistiche che richiede all’esecutore. Il concerto propone un’interessante riflessione sull’influenza del jazz nella musica classica, un rapporto probabilmente sottovalutato. Tale errore nasce forse da un atteggiamento chiuso e altezzoso che nel passato, e talvolta ancora oggi, hanno avuto compositori e musicologi. In effetti attribuire al jazz una specifica collocazione nella storia della musica non è facile e punti di vista eccessivamente rigidi e dogmatici rischiano di condurre a inevitabili fraintendimenti. Il profondo legame tra interprete e compositore, l’impossibilità di fissare una versione definitiva di un brano sono tutti tratti che contribuiscono a rendere arduo uno studio su questo argomento.

La composizione che apre il programma, il Concertino per saxofono contralto e undici elementi di Jacques Ibert, si presenta nella forma del concerto solistico dove lo strumento è sempre in continuo dialogo con l’orchestra. L’idea formale è rigorosamente classica, nell’alternanza di movimenti Allegro-Larghetto-Allegro, a cui si aggiungono gli stilemi ritmici e armonici della musica afroamericana. Il risultato è quello di una musica in continuo movimento tra le sonorità sinfoniche ed il jazz, in cui si evince la volontà comune all’estetica della musica di quel tempo di integrare gli stili, piuttosto che contrapporli, in un linguaggio eclettico e variegato.

Nella poco eseguita “Jazz Symphony” di George Antheil l’approccio rimane il medesimo: estrema vivacità, attenzione ai colori e agli impasti, il tutto unito ad una pregevolissima mutevolezza di dinamiche. Gli scarti ritmici sono netti, gli interventi dei singoli ben esposti ma soprattutto ci sono una vitalità e una gioia di suonare che rapiscono il pubblico. Tradizione europea e jazz si fondono nelle due Jazz Suites del russo Dmitrij Shostakovich (1906-1975) rispettivamente del 1934 e 1938; ascoltando il Waltz della prima suite si rimane quasi spaesati: su un classico accompagnamento ternario si stagliano le languide melodie di una tromba e poi di un sax soprano, strumenti apparentemente poco consoni ad un valzer. Tuttavia la geniale creatività del compositore ci porta presto a dimenticare tutto e ad immergerci in un mondo di affascinanti atmosfere ora raffinate, ora grottesche e ora ironiche. Il concerto, ad ingresso libero, termina con un tributo di un jazzista al mondo della musica classica: si tratta della Harlem Suite di Duke Ellington (1899-1974), commissionata nel 1950 da Arturo Toscanini al geniale compositore jazz.
Lorenzo Paparazzo

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