Il Melodramma e la vita musicale nell’800
by on gennaio 6, 2018 in News

IMG_0033(da ufficio stampa www.filarmonicacampana.it)

Sabato 6 Gennaio alle ore 19.30 nella Sala Ferrante del Circolo Unione di Pagani quarto appuntamento della IX Stagione Concertistica “Prospettive” dell’Orchestra Filarmonica Campana. Per il filone “Musica da Leggere” presentiamo il volume di Antonio Schilirò “Il Melodramma, le sue forme e la vita musicale nell’Ottocento”. Partecipano l’autore e i musicologi Paolo Saturno e Renata Maione, la parte musicale è affidata al soprano Luana Lombardi, il tenore Pasquale Conticelli, al pianoforte il maestro Giulio Marazia. L’ingresso è libero.

Come afferma l’autore del libro, è impossibile pensare alla vita musicale italiana dell’Ottocento prescindendo dal melodramma; in un paese quale quello italiano, in cui il teatro di prosa non destava particolari interessi, era l’opera infatti lo spettacolo di gran lunga più diffuso. Le persone vi si avvicinavano non solo andando alle rappresentazioni al Teatro alla Scala di Milano o a La Fenice di Venezia, bensì anche ascoltando le trascrizioni per banda dei brani più celebri e amati. Il ruolo svolto dall’attività concertistica nel Bel Paese era invece assolutamente subordinato e anche i virtuosi cercavano successo all’estero. Persino le Accademie, come erano denominati i concerti di musica strumentale o vocale promossi spesso dagli stessi impresari dei teatri, comprendevano principalmente temi e melodie di origine operistica adattati per violino o pianoforte o altri strumenti. Al contrario, il repertorio cameristico e sinfonico austro-tedesco fu per lungo tempo ignorato (si consideri che la prima esecuzione italiana della sinfonia “Eroica” di Beethoven si tenne a Genova nel 1854, a oltre cinquant’anni dalla sua composizione).

Il melodramma, le sue forme e la vita musicale italiana nell’Ottocento di Antonio Schilirò ritrae il mondo operistico italiano descrivendone la sua complessità, i suoi protagonisti, le sue regole e permettendoci di comprendere le ragioni che resero fondamentale il suo ruolo all’interno del nostro patrimonio culturale. Il libro, inoltre, mostra chiaramente l’evoluzione di tutti questi elementi nel corso dell’Ottocento partendo dalla situazione ai tempi dell’esordio di Rossini nel 1810 al Teatro San Moisè di Venezia con La cambiale di matrimonio per giungere agli ultimi due capolavori verdiani, Otello (1887) e Falstaff (1893), scritti dall’ormai anziano compositore dopo il lungo silenzio che seguì la prima di Aida nel 1871, quando sembrava che fosse terminata la sua straordinaria carriera operistica. Il panorama musicale italiano era nel frattempo assai mutato; era ormai stata posta completamente in discussione la sua struttura fondante basata sui numeri chiusi, le unità essenziali del discorso lirico (arie, duetti, finali concertati…) che si alteravano ai recitativi, nei quali in linea di massima si concentrava l’azione. Tra i motivi che avevano contribuito ad accelerare la trasformazione del melodramma italiano vi fu la diffusione nella penisola delle novità d’oltralpe; il 1871 è infatti l’anno della prima rappresentazione italiana di un’opera di Wagner (il Lohengrin a Bologna) e negli anni seguenti nei cartelloni dei teatri compaiono con frequenza sempre più massiccia stranieri (Bizet, Delibes, Massenet…). Con Otello e Falstaff, scritte entrambe su libretto di Arrigo Boito, Verdi dimostrò pertanto di essere in grado di assimilare tali novità all’interno della grande tradizione italiana basata sul primato della melodia.

Il libro si articola in sei capitoli. Il primo indaga l’organizzazione della vita operistica italiana nell’Ottocento con i suoi luoghi (i teatri) e i suoi personaggi (impresari, librettisti, compositori, cantanti…). Il secondo si sofferma sulle principali tipologie dei numeri chiusi: l’aria, il duetto e il finale. Il terzo, il quarto e il quinto capitolo mettono in luce le differenze e i cambiamenti di tali unità morfologiche rispettivamente in Rossini, nel periodo che comprende Bellini, Donizetti e il primo Verdi e infine in Verdi (da Rigoletto in poi). L’ultimo capitolo è dedicato interamente all’Otello di Verdi.

Il lettore compirà un vero e proprio viaggio all’interno del mondo operistico italiano e potrà assaporare quel gioco sottile tra aspettative e novità che costituiva l’essenza stessa del teatro; accompagnano le spiegazioni numerosi riferimenti e analisi musicali utili sia all’esperto sia a colui che vuole addentrarsi in quel mondo affascinante che è l’opera italiana ottocentesca.

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